Valentina Battistini scrive alle società: “Giusto chiarire la mia posizione”

Valentina Battistini
Valentina Battistini

Valentina Battistini, consigliera regionale all’interno del Comitato Regionale Lombardia, ha scritto una lunga lettera alle società lombarde. Nella quale viene chiarito, dalla diretta interessata, proprio il suo ruolo all’interno del Consiglio “attraverso le mie parole, senza lasciare spazio al chiacchiericcio altrui, in modo diretto come sono sempre stata abituata a fare”.

“Ho sostenuto fortemente la candidatura di Tavecchio”

Inizia così la lettera di Valentina Battistini alle società, proprio riguardo la scelta di sostenere Carlo Tavecchio quale Presidente Regionale del Comitato. “Ero convinta che il principio del cambiamento potesse realizzare. Mi sono spesa notte e giorno per tutti i candidati, supportando ognuno di loro con pazienza, spalancando le porte di casa mia e della mia dimensione famigliare ogni qualvolta ci fosse stata esigenza, senza risparmiarmi un secondo non per me, bensì per tutti. Non provenendo dal mondo dilettantistico ho messo a fuoco il significato concreto del verbo “cambiare” nelle varie call del periodo elettorale iniziando così a conoscervi”.

Tante esigenze, non sempre convergenti

In quel periodo, in una delle call tenuta con le società della Provincia di Varese ho speso una parola chiara: mi sarei occupata della parte contabile del Comitato Regionale cercando di rivedere questo aspetto, che in modo ricorrente veniva contestato. Mi avete insegnato che il “cambiamento” che volevate passava attraverso un servizio più puntuale alle società anche con risposte mail, una gestione contabile del Comitato Regionale oculata e trasparente, fondi a sostegno del vostro operato e la promozione anche con sostegno economico di “progetti sociali e giovanili”. A gran voce mi avete spiegato che vedevate venir meno la meritocrazia sia nelle Istituzioni che in tanti altri contesti, che le grandi mangiavano le piccole, che i settori giovanili erano spesso mercificati, che volevate una classe dirigenziale più preparata, di poter cambiare i delegati provinciali non per sfregio alla persona ma per avere un servizio più adeguato al 2.0… insomma potrei andare avanti ore.

Ho fatto mie queste promesse e ben 380 società mi hanno dato fiducia risultando la più eletta anche dei miei colleghi che gravitano nel mondo dilettantistico da anni di cui si perde memoria. È stata la prima elezione della mia vita e, come tale, ne ho sentito e ne sento la grande responsabilità personale.

A Carlo Tavecchio, in questi anni, sono stata legata riservandogli affetto pur non avendo mai lavorato direttamente con la sua figura. Abbiamo condiviso molti momenti ed ho sempre avuto stima e fiducia. Quando mi sono seduta in Consiglio di Comitato ho realizzato immediatamente l’amara sorpresa: la politica che si sarebbe attuata sarebbe stata molto differente da quella che era la mia idea, sia essa giusta o sbagliata”.

Un modus operandi appartenente alla vecchia politica

Prosegue Valentina Battistini: “

Mi sono trovata subito davanti ad un modus operandi appartenente al far politica della “vecchia democrazia cristiana” dove gli accordi elettorali valgono fino al giorno dell’elezione, la parola data si può rimangiare ed il cambiare tutto per non cambiare nulla sarebbe stato il prossimo quadriennio. Nello specifico vi posso citare come esempio al terzo mese di mandato l’aumento disposto dal Presidente e votato dal Consiglio dei compensi dei Revisori dei conti, rifiutato dal Presidente dei Revisori (1 Su 3) perché non ritenuto corretto nei confronti del periodo che vivevano le società.

Voi veramente volete che io voti questo? Lo trovate veramente una voce di costo utile? Io no. Il Comitato non ha un bilancio se non una mera rendicontazione resa nota sul sito, la vera contabilità è elaborata dalla Lega centrale. I Revisori non hanno necessità di ricevere più soldi. È uno spreco, non un investimento. Nel mese di giugno è stato deliberato l’acquisto di gadgets (orologi da polso) per una somma quasi pari a 10 corsi allenatori. Ma siamo sicuri che fosse imprescindibile? Non avevamo modi più edificanti di investire questo denaro? All’interno del Comitato sono presenti numerosi incarichi professionali, uno dei quali è stato conferito allo studio dove il Consigliere Tavecchio Mario presta opera lavorativa. Per completezza d’informazione va esplicitato che questa è una situazione presente da numerosi anni. Così il mandato per la riscossione crediti del Comitato, affidato al collega di studio del Consigliere Rasori. Non era forse meglio rimanere Consiglieri con maggior distacco rispetto a questo ambito? Non potrebbe essere questa una proposta che ci permetterebbe di non intrecciare l’ambito professionale con quello di carica istituzionale federale evitando così di fatto conflitti di interesse? La proposta di rinunciare noi Consiglieri ad ogni compenso poteva essere un gesto di “cambiamento “, quantomeno fino alla ripresa delle attività.

A volte un gesto simbolico può valere molto: io l’ho rispettato. Ogni spesa è completamente a mio carico. È un po’ demagogico, ma è un concetto che mi piace: fino a che non avrete tutti gli indennizzi che vi sono dovuti, io rifiuterò quanto a me spettante perché sono con voi e sono disposta a fare sacrifici esattamente come voi”.

Le delegazioni provinciali e la nomina dei delegati

“Voglio chiarire nel merito che Luigi Dubini non sarebbe MAI stato mandato via dalla delegazione. In tantissime Province vi è tutt’ora l’annosa questione del “delegato piace – delegato non piace”, con più o meno impeto di espressione del gradimento. Lo Statuto prevede che i delegati debbano essere nominati dal Consiglio di Comitato. Ottimo. Non traccia e norma la strada per arrivare a definire chi. E allora, piuttosto che ridurre le nomine ad un palese fine elettorale, dite che aprire delle candidature pubbliche sarebbe stato becero? Avremmo così permesso: 1) a più persone di partecipare senza creare legami di conoscenza; 2) un rinnovo ed uno scouting di tante persone che, prive di legami diretti, non sanno oggi come proporsi; 3) un ottimo esempio ed esercizio di Democrazia.

A questo punto, non si potevano sottoporre alle Società le candidature e far esprimere delle preferenze? Questo avrebbe permesso di tenere in considerazione quello che il territorio avrebbe gradito. Avremmo rischiato sicuramente di poter riscontrare in alcuni territori stima per persone appartenenti alla lista “avversaria “, ma è proprio questo il bello della Democrazia e di chi sa fare bene il suo mestiere: sapersi aprire e mettere in discussione senza aver paura di perdere potere perché esercitato da leader e non da despota.

Credo che sia ovvio che le Delegazioni debbano innestare una marcia diversa, altrettanto comprensibile è l’amarezza per chi le ha viste crescere di sentirsi demansionato, ma tutto ha un inizio ed una fine se fatto per il bene del movimento. Tra qualche anno sarò io in prima persona a non essere aggiornata e saranno i miei figli a chiedermi di farmi da parte perché avrò dato tutto quello di cui ero capace. È un ciclo di vita che, se ben miscelato, potrebbe diventare una soluzione di grande sostenibilità: l’esperienza e la novità.

I budget destinati alle Delegazioni sono gestiti con scelte obsolete. Piuttosto che sostenere pranzi, i volontari potrebbero percepire buoni presenza ed il tutto permetterebbe un risparmio da dedicare a progetti interni per il rilancio dell’attività di Delegazione e credo che molti apprezzerebbero una suddivisione più equa.

Perché questo è importante comprendere. Un volontario non può percepire 700 euro mensili come accade oggi. Questo è un semplice modo di godere di agevolazioni fiscali. Non ha più senso allora rivedere questo aspetto e regolamentarlo nel giusto modo? È una cifra che ci permetterebbe di fare tante cose, ma è anche il motivo per cui, sovente, nasce la guerra dei delegati. Sono concetti e gestioni da era glaciale. Con un assetto differente si potrebbe dare un servizio impeccabile alle società.  

Attraverso una banale richiesta di accesso agli atti da depositarsi presso il Comitato Regionale potrete verificare ogni singola mia parola. La delega al bilancio è detenuta dal Consigliere Mario Tavecchio. È una circostanza che non reputo opportuna per questione di forma e sostanza, essendoci un legame famigliare con il Presidente penso sia corretto, se non riservarla ad altro collega, quantomeno condividerla.  Vi sono poi aspetti molto più delicati che impongono la corretta trattazione e dei quali ho personalmente investito gli organi di giustizia ordinaria competenti. Essi sono comunque consentiti da un perenne verificarsi di conflitti di interessi, ovvero il Dott. Bonanomi, di cui parlavamo prima, non solo è, lavorativamente parlando, legato al Consigliere Tavecchio, ma è anche il consulente fiscale del Comitato Regionale e membro dell’organo di vigilanza e controllo LND che dovrebbe quindi sovraintendere l’attività amministrativa del Comitato. Ma come può controllare senza alcun condizionamento un professionista che trae profitto dallo stesso controllato in quanto suo consulente? Qualsiasi eccezione negativa riportasse, potrebbe portarlo a perdere l’incarico professionale attribuito e quindi questo meccanismo sicuramente risulta essere condizionante.

Intendo puntualizzare che questa eccezione da me esposta non ha assolutamente l’intento di sottintendere una cattiva condotta di nessun soggetto coinvolto, ma semplicemente quella di evidenziare che serve riformare questi aspetti per ottenere un “vero cambiamento”. Tali situazioni sono molteplici e rappresentano quella filosofia che a gran voce durante la campagna elettorale avete chiesto di cambiare. Al posto di orologi e aumenti di costi di sistema, io avrei preferito predisporre bandi magari proprio dedicati agli allenatori che versano in difficoltà economiche o a progetti speciali, insomma ridare al territorio la fiducia che lo stesso ha riposto in me”.

“Care società, il cambiamento parte da voi”

Corsi allenatori: giustissimo essere formati per allenare ma quest’anno non è possibile stringere le maglie delle deroghe, perché non si è in grado di discernere tra i furbetti e le persone in difficoltà. Era più consono dare un time out in questa stagione e attuare la non deroga dalla prossima. Mi sembra una costante politica che interpreta le associate come funzionali solo ed esclusivamente alla contribuzione.

Superfluo diventa a questo punto sottolineare quanto le mie prese di posizione siano distanti e non gradite, tanto da aver creato un progressivo scontro frontale tra me ed il Consiglio e la messa in atto di tantissimi comportamenti volti ad emarginare la mia voce.

Da qui nasce il ricorso presentato al Tribunale Federale. Nasce dalla richiesta di ripristinare gli strumenti che mi sono stati tolti per cercare di dissuadere il mio modo di interpretare quanto reputo giusto e quanto reputo sbagliato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile senza entrare nel merito del fatto, perché presentava degli errori formali. Il Tribunale non ha giudicato il fatto ma l’atto e le proprie competenze. Non avendo ancora le motivazioni, su questo argomento non posso approfondire ulteriormente. Posso però dire che il rigetto del ricorso mi permette di adire le vie giudiziarie ordinarie avendo rispettato la priorità del percorso sportivo, passando così ad una giustizia non incardinata in logiche che appartengono al mondo del calcio e che voi conoscete meglio di me, perché anche questo è stato oggetto in campagna elettorale di profonda riflessione.

Durante la fase elettorale io vi ho dato la mia parola, mi avete conferito un mandato ben preciso ed intendo essere fedele a me stessa ed ai miei elettori, costi quel che costi. Non voglio accostarmi a questo modo di fare politica, non mi appartiene anche qualora fossero idee giuste quelle altrui e le mie completamente errate. Non voglio accostarmi al pettegolezzo, perché inutile, ma voglio che i miei pensieri escano da me.

Scegliere di candidarsi Consigliere significa avere idee e coraggio, il coraggio di dire “no, non sono d’accordo”, andando contro corrente se necessario.

Grazie per avermi dedicato tutto questo tempo, ma era giunto il momento di chiarire le mie idee senza dover subire in silenzio il “chiacchiericcio” ed i racconti di fantasia che in questi lunghi mesi sono girati per i corridoi della politica sportiva. Ci vuole coraggio anche a scrivere questa missiva. Mi avete votata ed io il mio mandato lo porterò a termine nel solo nome della coerenza e stando dalla vostra parte, per quanto concesso ad una formica che lotta con i giganti. W le formiche, sono certa che questo cambiamento arriverà …. per il bene del nostro calcio.

Sicuramente la mia presenza e quella di poche altre figure in questo Consiglio terranno alta l’attenzione su logiche e meccanismi di sistema, rendendo sempre edotte le associate, in modo trasparente. E allora possiamo congedarci dicendo: perché non rendere pubblici i Consigli Direttivi esattamente come quelli comunali? Questo permetterebbe di dare una reale e concreta rappresentazione del lavoro e delle idee che ogni Consigliere apporta e delle scelte che vengono prese e toglierebbe ai giornali il monopolio del racconto adattato a fini politici. La mia è una politica che non piace alle Istituzioni, soprattutto quelle di lungo corso che hanno creato con le loro mani questo sistema ad ogni livello, è una politica di trasparenza che vi permetterebbe di comprendere con chiarezza tutto quello che succede.

Il mondo federale non cresce perché non ha concorrenza (ed è un altro concetto assurdo perché in Italia vige la libera concorrenza di mercato) e questo permette un grande immobilismo non essendoci alternativa. Se vi fosse concorrenza, tutti noi dirigenti ci troveremmo a dover fare molto di più per non perdere tesserati, esattamente la crescita con logiche di mercato che fa crescere gli enti di promozione e li sprona a dare sempre una risposta puntuale e di progresso.

Quasi la totalità delle squadre mantovane hanno iscritto le categorie dei più piccoli in enti di promozione e non nel nostro settore. È un segnale fortissimo che deve far mettere in discussione il sistema e far riflettere, non creare astio. L’umiltà del cercare di capire dove sia l’errore e tentare di dare una risposta concreta è l’approccio migliore perché costruttivo, ma anche qui le società sono state deluse venendo attaccate.

Una sola, ultima riflessione, nessun consigliere fino ad oggi ha avuto la lealtà di raccontarvi queste idee e quindi affido a voi ogni altra riflessione. Sappiate che però il cambiamento parte SOPRATTUTTO da VOI SOCIETÀ e dal coraggio anche vostro di chiedere e sostenere un sistema nuovo o sarete sempre destinate a quello che oggi a me suscita tanta rabbia”.

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