Dai grandi sogni a una complicata realtà, la stagione del Pavia può essere riassunta in questo modo. Un girone d’andata sotto le aspettative per una piazza che, in estate, sognava di essere assoluta protagonista nel girone A di Eccellenza. E che, invece, si è scontrata con la realtà di fatti, una stagione cominciata anche sotto il segno giusto ma dove poi il vento è clamorosamente cambiato.
Cosa va e cosa non va
La Coppa Italia che aveva sorriso ai biancoblu, la vittoria nel derby contro la Vogherese all’esordio in campionato. C’erano tutti i presupposti per pensare a un Pavia ai vertici del girone, soprattutto dopo l’arrivo in panchina di Omar Albertini che, lo scorso anno, aveva vinto il mini campionato con l’Alcione. Entusiasmo alle stelle, scontratosi però poi con i primi risultati negativi. Vittoria con la Calvairate e poi 9 partite senza più vincere. Compresa l’eliminazione in Coppa Italia. E poi tutto quello che è successo di contorno, con la scelta di separarsi dal direttore generale Ettore Menicucci prima e, successivamente, esonerare Omar Albertini. L’arrivo di Giuseppe Fiorito ha dato i primi segnali di una timida svolta. Ora serve tanto lavoro e, soprattutto, la consapevolezza di dover lottare in primis per mantenere la categoria.
Giuseppe Fiorito, un guru per risollevarsi
In questo senso, il Pavia ha scelto probabilmente il miglior tecnico sulla piazza. Pragmatismo in primis, tanta voglia di sacrificarsi e lavorare per una piazza importante. I risultati recenti sono dalla sua, ora la consapevolezza di avere la possibilità di dare una svolta. “Prima di tutto i risultati” il mantra del nuovo allenatore. Detto, fatto. Con Settimo e Rhodense (non certo due corazzate) quattro punti e tanto morale. Ora però si deve veramente cambiare passo.


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