Tornare a giocare? C’è chi dice no

Un'istantanea di Varesina-Vogherese, l'Eccellenza riconosciuta di interesse nazionale (foto Scaringi)

Il nostro sondaggio, riguardo la possibilità di tornare a giocare, ha visto una presa di posizione netta da parte di addetti ai lavori ed appassionati. Il 69% ha votato a favore di un ritorno in campo, ma 3 persone su 10 sono favorevoli allo stop. Tante le motivazioni, ecco la voce di chi questa volta si è trovato fuori dal coro.

L’esito del nostro sondaggio ha visto la vittoria del sì con il 69% dei voti

Eccellenza

Gabriele Raspelli, tecnico della Rhodense, è persona che vive di campo. Dal lavoro in settimana alla gioia della partita. Tutte emozioni che si sono vissute in maniera atipica in questo inizio di stagione: «Riprendere ad allenarsi e giocare in queste condizioni penso sia stato molto limitante. Si perde la bellezza del calcio, sei quasi più attento alle questioni esterne che non a giocare a calcio. Abbiamo provato, per un mese e mezzo abbiamo rispettato tutti i protocolli ma abbiamo vissuto un mese con timori e paure». Nel frattempo, poi, la situazione non sembra affatto migliorare: «Da parte mia e della società c’è l’idea di far allenare i nostri giocatori per conto loro e riprendere quando ci saranno le condizioni ideali per un campionato regolare e non falsato a causa di partite rinviate o gare non giocate».

Promozione

Matteo Angelucci, attaccante Besnatese: «Io sono un giocatore quindi figuriamoci se non ho voglia di tornare in campo. Il primo errore per me è stato far iniziare questo campionato, l’avevano spiegato in tutte le salse che tra metà ottobre ed inizio novembre sarebbe arrivato un altro picco. Hanno fatto cominciare questo campionato invece di attendere dicembre e venire incontro a delle società in difficoltà. Avremmo potuto fare una stagione con un solo girone e portarla a termine, invece ora la squadre hanno organizzato una stagione con degli esborsi economici e si vedono bloccate». Il bomber della Besna sottolinea come il tanto amato calcio passi in secondo piano. «Non siamo in Serie A non possiamo permetterci tamponi, siamo dilettanti ed abbiamo strutture da dilettanti. Chi si può permettere di mettere a rischio i propri cari o semplicemente mettere a rischio la propria professione?«

Prima categoria

Paolo Ferrario ds Folgore Legnano: «Un conto è dire voglio giocare, anche io vorrei farlo. Un conto è riprendere in queste condizioni. Oggi un ragazzo rischia di dover fare un tampone perché venuto a contatto con un ragazzo risultato positivo, vuoi che questo non capiti a qualche società che riprenderà ad allenarsi? Il mondo del calcio dovrebbe essere un miracolato e questo nonostante tutte le precauzioni che abbiamo preso». Sullo stop il ds aggiunge dopo l’ultima presa di posizione da parte di Attilio Fontana: «Credo fosse l’unica cosa da fare fin dall’inizio, se si decide di stoppare qualcosa deve essere fatto in maniera totale. Non guardando le categorie o l’età. Anche riguardo gli allenamenti devono prendere una presa di posizione evidente da parte della Regione, non possono lasciare la responsabilità in mano a noi società».  

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