CRL-società, il dibattito in corso

I presidenti e i dirigenti al CRL
I presidenti e i dirigenti al CRL

Questi i commenti di presidenti e direttori che stanno intervenendo durante il dibattito al CRL (pezzo in aggiornamento).

Gli interventi al CRL

Pierluigi Varischi presidente Pozzuolo: “Il mio dubbio è se dobbiamo valorizzare i giovani bravi o i giovani. Se uno è bravo lo spazio lo trova, ma c’è una popolazione di giovani meno bravi che, quando finisce la Juniores, sono dispersi. Disgregandosi come gruppi e che magari abbandonano. In Lombardia 41 campionati Juniores, con circa seimila 2005 che oggi sono nella Juniores e l’anno prossimo non inseribili. Obbligare le squadre tiene la possibilità di farli giocare. Io sono un forte fautore della categoria Under 21, per mantenere i giovani all’interno della società e farli giocare, conservando questa popolazione di giovani per un periodo che gli consenta di capire se vogliono giocare o meno. Limitare a un obbligo per i più bravi, toglie anche la motivazione sociale da parte del nostro movimento.
Pedrazzini: “Stiamo lavorando a un progetto Next Gen, che segua proprio questo ragionamento. Si possono fare tantissime regole nella pallavolo un giovane della seconda squadra che gioca regolarmente in prima squadra non può più tornare indietro. Si possono mettere dei paletti per creare qualcosa di importante. Qualche società contraria al giovane, ci ha proposto a obbligare l’Under 21. E’ un po’ forte, considerando anche le strutture che abbiamo sul territorio, ma spiega il pensiero di molti”.

Gianandrea Bortolotti, Vertovese: “Sono d’accordo con i due giovani, ma provare il 2006 dopo tutto quello che c’è stato non penso ne valga la pena. Ci sarebbero tanti problemi da non sottovalutare, penso che andare avanti con il 2004 e il 2005 sarebbe più corretto”.

Pietro Barbarito, Verbano: “Personalmente pensavo che al posto di diminuire i giovani, li aumentassimo. Tutti parlano di settori giovanili, ma poi i giovani non li usa nessuno. Con questa regola, si aumentano le diversità tra le squadre, ricche e povere, e si eliminano le possibili intuizioni dei dirigenti che possono vedere qualcosa nei ragazzi. L’anno scorso con tre under obbligatori avevamo in rosa 8-9 giovani. Quest’anno, con due under, se ne hanno in rosa 4 o 5 e difficilmente si batte chi può spendere tanto. Personalmente ho mantenuto le mie idee, magari pagandone le conseguenze, ma portando avanti il lavoro fatto in questi anni. Vedo che volete togliere il 2004, bruciandolo. Allora fate giocare 2004, 2005 e 2006. Ma ha ragione anche il presidente della Vertovese, penso che le prime scelte andranno in Serie D e noi avremo le seconde, terze, quarte scelte”.
Pedrazzini: “In Serie D, nelle prime dieci squadre per il premio giovani a livello nazionale, ci sono quattro squadre lombarde che sono al primo, terzo, quarto e settimo posto. E’ l’obbligatorietà o, come diceva lei, c’è una scelta politica precisa da parte di alcune società? Il ragionamento lo posso apprezzare, che forse da presidente di società farei, ma questo è più un dibattito intra-societario. E non la federazione che escluda qualcuno, noi possiamo orientarne un pezzo”.

Bertocchi, Trevigliese: “Dei nostri giovani probabilmente ne rimarrà solo uno. Che scopo ha fare un Under 21 che poi tra due anni giocheranno in categorie più basse?”

Spada, Union Calcio Basso Pavese: “Finalmente, sono contento di questa riforma di giovani e meno giovani, anziani e meno anziani. Le cose fondamentali sono che la Federazioni indirizzi le società, ma non con le obbligatorietà. Se cambia il modo di operare e pensare, penso che tutti ci possano arrivare da soli. Preferirei che ci sia una sorta di bonus/malus per chi usa e per chi non usa i giovani. Per farci cambiare il modo di operare”.
Pedrazzini: “Giusto che ci sia una modalità premiante, anche i soldi che arrivano per il premio giovani però sono in dubbio per il recente futuro”.

Cristian Pé, dg Darfo Boario: “A livello di giovani, siamo favorevoli e anche se fosse stato qualcuno in più non ci avrebbe dato fastidio. Saltare un anno potrebeb essere difficoltoso, ma se si deciderà così ovviamente ci adegueremo. Le difficoltà sono aumentate, che tipo di tutela ci saranno per le società l’assenza del vincolo e del premio di preparazione”.
Pedrazzini: “Capisco la domanda perché Darfo ha una storia sul settore giovanile molto lunga e proficua. E’ un argomento molto dibattuto, il tema di vincolo sportivo è di difficile soluzione. Ci siamo trovati in minoranza rispetto alle leghe che, senza vincoli, avrebbero potuto “arraffare” i giovani senza problematiche. Forse lo stanno capendo anche in Serie C, una battaglia che avrebbero dovuto portare avanti tempo fa”.

Marco Capitelli, Rozzano Calcio: “Tanto favorevole coi giovani, tanto che farei più gli over che non gli under. Abbiamo Prima e seconda categoria dove sono tutti vecchi, i 2003 che escono da giovani in Promozione, dove andranno a giocare? Abbiamo rose con tanti giovani… ma che non giocano. Quando i 2003 o l’anno prossimo i 2004, con un centinaio di minuti giocati in tutta la stagione, dove andranno a giocare? Bisogna fare attenzione a queste regole, con l’abolizione del premio giovani è un salasso per le nostre società. Se aumentiamo il numero di giovani, sarebbe qualcosa che porta a contenere i costi”.
Pedrazzini: “Chi mi conosce sa che i numeri mi piace guardarli. Questo è il primo anno senza obbligo in Prima e seconda categoria, avremo modo di fare confronti in maniera seria. Per il momento ho un percepito che non è così, ma preferisco poi parlare coi dati davanti che molte volte sorprendono”.

Riccardo Tarquinio, presidente Vighignolo: “Siamo favorevoli ai giovani, le perplessità riguardano cosa faranno questi giovani. Abbiamo creato un modello nostro proprio per queste difficoltà e provare a programmare il futuro. Abbiamo fatto una Terza categoria con un’altra matricola per dare un’alternativa. Non ci siamo fermati lì, abbiamo anche fatto una squadra di calcio a 5 e calcio a 7. Offro quattro prodotti, trovando le soluzioni che non trovavo in giro. Sento l’Under 21, la sottoscrivo subito, per dare un ventaglio di possibilità per non farli abbandonare. Questa sarebbe la sconfitta più grande”.

Luca Lo Cicero, presidente Ardor Lazzate: “Siamo d’accordo col compromesso della società. Ma penso dobbiamo dare un po’ di qualità al nostro campionato, il sogno di un presidente è quello di avere giovani bravi cresciuti nella cantera e farli giocare. Ma ci vuole una selezione naturale come avviene nella vita. Se un giovane è bravo gioca, ma se non ci sono questi giovani bravi allora facciamo il sociale. Ma è una cosa diversa. Se sono idonei salgono o rimangono nella categoria, se non sono idonei, scendono. Secondo me i due giovani, manteniamoli. Non andiamo a zero, ma impegniamoci tutti. Il mio sogno è che la mia Cantera un giorno faccia l’Eccellenza. Ma al momento non è possibile”.

Massimo Pasquetti, dg Rhodense: “Perché non togliere i fuoriquota nella Juniores? Così non scendono e giocano solo in Prima squadra. Faccio un discorso egoistico, metterei anche i 2007 ma è un discorso personale. La realtà è che questa riforma presenterà i conti in questi anni. Tutto è diventato uno stillicidio. Quante famiglie si permettono di fare tornei all’estero… e poi si lamentano degli aumenti delle quote? Dobbiamo per forza fare fronte comune. Non dico di fare cartello, ma di trovare una soluzione”.

Ezio Panigati, presidente Accademia Pavese: “1023 abitanti, 420 iscritti. Comincio con questi dati. Anche a me il discorso fatto lo scorso anno non mi è piaciuto, stavolta parlarne penso sia più corretto. La realtà è che bisogna capire cosa fare nella vita, perché la programmazione di un anno non cambia le cose. Mi piacerebbe che il programma del CRL sia di 4-5 anni, per programmare il futuro. Personalmente, se uno ci crede i giovani li fa giocare. Capisco che il 2006 può essere più acerbo”.
Pedrazzini: “L’anno scorso ci fu una decisione di livello nazionale che bloccava le età, che non ci ha lasciato le mani libere. Politicamente sono contento di avere di nuovo le mani libere e sono d’accordo sul fatto che la programmazione va fatta più a lungo termine. Anche il tema dell’obblgatorietà del giovane, della qualità, sono temi che meritano programmi sul lungo periodo. Mi piacerebbe che poi possiamo avere più potere, per avere una nostra programmazione”.

Ettore Menicucci, ds Caronnese: “Sono d’accordo con molti pareri detti oggi, anche aumentare i giovani mi può trovare d’accordo per salvare i 2004 e sono convinto che il livello della qualità sia alto. Però sono convinto che dopo la riforma, chi non ha le prime squadre sia in vera difficoltà. Arriverei però a una provocazione. Visto che vogliamo i giovani, e vogliamo alzare la qualità, quale organo controllerà che si rispettino le nuove norme, ovvero chi controllerà che i giocatori saranno sotto contratto?”
Pedrazzini: “Sarà il sistema. Può essere una risposta banale ma sarà così. Abbiamo un osservatorio, visto l’elevato numero delle società. Sulla regolarità o meno dell’applicazione delle norme, sarà appunto il sistema”.

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