Castelli, 50 (gol) e non sentirli. E ora il Villa Valle è suo

Marco Castelli, attaccante del Villa Valle
Marco Castelli, attaccante del Villa Valle

Marco Castelli ha raggiunto domenica il traguardo dei 50 gol in prima squadra. A 23 anni un primo step da celebrare, ricordando anche le reti con le maglie di Lemine e Tritium quando, in Promozione e in Eccellenza, era andato a giocare e farsi le ossa. Il traguardo, però, è stato raggiunto con la maglia giallorossa del Villa Valle. Dove è nato e cresciuto. Una maglia che sente sua. «Anche perché abito a 150 metri dal campo…».

Il finalizzatore giallorosso

Marco Castelli è il “puntero”. Sei reti in dieci partite giocate, cinque delle quali decisive come la doppietta di domenica che ha permesso un punto importante contro la Real Calepina. Ma il giovane attaccante ha piena indole bergamasca. Fatta di orgoglio e lavoro. «Finora personalmente sono soddisfatto, anche se a livello di squadra non siamo molto in linea con gli obiettivi. La sosta forzata ci ha un po’ penalizzati, ma ora vogliamo risalire la china». Nel frattempo, guardando la classifica marcatori, Castelli è lì insieme a giocatori del calibro di Recino, Bardelloni, Ferrari. E con compagni come Bosio, Crotti e Ghisalberti. «Se ho segnato tanto, lo devo soprattutto ai miei compagni. La qualità non manca. Il mio compito è farmi trovare pronto in area di rigore, alzare la testa e trovare il modo di fare gol». Che, detta così, è anche semplice. «No, vero, però diciamo che non devo inventarmi nulla».

Un Villa Valle… in famiglia

Al vertice della società, Piergiorgio Castelli. Un presidente che ha dato e sta dando tanto per la realtà giallorossa. Ma un papà che non ha dato privilegi al giovane Marco. «Non mi è mai pesato essere il figlio del presidente. Ho sempre giocato solo nel momento in cui me lo meritavo». Anche perché un giocatore vive le dinamiche dello spogliatoio. «E i miei compagni mi hanno sempre rispettato vedendomi come un giocatore al pari loro». Quando c’era da andare e farsi le ossa, poi, Marco non si è mai tirato indietro. «Quando sono andato al Lemine e alla Tritium era perché volevo crescere giocando. Ho fatto la mia gavetta, sempre scendendo di categoria. Ma ringrazio le società che mi hanno accolto, importantissime per il mio percorso di crescita». E ora, a Villa d’Almé, oltre a papà Piergiorgio c’è anche il fratello Roberto, Team Manager giallorosso. «È bello che tutta la nostra famiglia viva questa passione».

Il futuro… tutto da scrivere

Marco è cresciuto nel mito di Shevchenko («Guardavo sempre il Milan, mi piaceva il suo modo di attaccare l’area»). Ma più recentemente l’ha impressionato Jamie Vardy: «Non è il classico attaccante fisicato, ma la fame che ha mi dà una grinta assurda. E poi, visto che anche io lavoro e gioco a calcio, rappresenta l’operaio che ce l’ha fatta». Vietato, però, parlare di obiettivi personali e di futuro: «Non me lo sono prefissato. Anche perché tre anni fa ero in Promozione e non voglio pensare dove sarò tra tre anni. Ma vivere il mio sogno serenamente». In primis, risollevando ancor di più il Villa Valle. D’altronde, ora più che mai, è una questione di famiglia.

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